sabato 14 marzo 2009

Conosci Patrasso?

Più di una frontiera, l'Italia è tutta una frontiera che guarda il mare. Lampedusa Crotone Lecce Bari fino a Venezia. Parliamo di che succede a Lampedusa, chi ci è passato lo sa bene che succede laggiù, vivere in 1800 in un campo per 600 persone, arrivare senza sapere dove si arriva e dove si va, essere ficcati in un aereo che ti riporta indietro, in uno dei posti indietro, che hai attraversato e dove hai pagato e sei stato picchiato internato torturato per essere qui: Libia, Egitto, Tunisia, Iran, Grecia. Ti ci spediscono a caso indietro, secondo gli accordi internazionali che l'Italia fa all'occorrenza pagando i rispettivi governi, non secondo la tua provenienza. La tua vera provenienza nessuno la vuole sapere. O giocano a ping pong tra Patrasso e Venezia, finchè qualcuno muore e qualcun altro la vince....

Certo che so cos'è Patrasso, ci sono stato per un anno a vivere là. Non nella città vera, ma nella città nascosta degli afgani, perché lì sono tutti afgani che si organizzano e ci vivono con quello che possono, coperte e cartoni e quello che trovano. Vivi lì con un po' di soldi in tasca, io passando per l'Iran ho lavorato e ho preso trecento euro. In Iran trovi lavoro facilmente, ma la vita per gli stranieri è impossibile. Se sei straniero devi sparire, la legge dello Stato è contro di te, gli abitanti sono tutti contro di te, non è nemmeno pensabile una voce o un giornale di stranieri là. E gli stranieri sono solo Afgani e Curdi, ci riconoscono facilmente. A nessuno straniero danno il permesso di soggiorno. Là vai e muori straniero
Dall'Iran siamo arrivati in Grecia, lì ci hanno preso le impronte digitali e ci hanno dato un foglio che diceva che dovevamo andare via o fare domanda di asilo entro un mese. Ma tutti in Grecia dicono di andartene, che non si può restare là, e così decidiamo di andare in Italia a chiedere asilo. A Patrasso ogni giorno c'è qualcuno che prova a entrare in Italia. Ci mettiamo dentro i camion, se paghi ti organizzano tutto loro, ma nel mio caso per vivere ho finito i soldi che avevo e dovevo entrare nei camion di nascosto. Ho fatto il viaggio Patrasso-Venezia 20 volte. E venti ritorni me li ricordo tutti. Quando arrivi al porto di Venezia ci sono i controlli della guardia di finanza o dei militari, fanno passare i camion sotto i radar come si fa ai bagagli negli areoporti e ti beccano. Oppure se non hanno i radar entrano nei camion e controllano tutto con le torce. Di notte se sei nascosto bene c'è qualche probabilità in più che non ti vedono. Ma se ti nascondi troppo bene non respiri più. Quando ti prendono ti mettono dentro la prima nave merce, nella stiva, e ti rispediscono a Patrasso. Senza chiederti niente, da dove vieni e perchè. Alcuni amici li hanno messi vicino al motore della nave e sono impazziti per il rumore, altri sono morti per il caldo là sotto. Pochi mesi fa hanno ritrovato un bambino di dieci anni in mare, non so se è morto in mare, chi ce l'ha buttato, e nei suoi pantaloni aveva il foglio di espulsione dall'Italia. Quindi in Italia c'era arrivato.
La ventunesima volta che sono partito mi sono aggrappato sotto un camion che si imbarcava per Bari. C'è chi si aggrappa sopra e chi si regge tra le ruote. Arrivati a Bari il camion scende e prende l'autostrada. Fino a quel momento aveva sempre viaggiato piano, ma nell'autostrada andava forte e c'era un vento tremendo. A un certo punto non ce la facevo più, non sentivo più le braccia e le mani, era impossibile continuare a stare tra le ruote, ho pensato adesso mi lascio e muoio. Vedi la morte tante volte in questi viaggi. Non è per divertimento che scappiamo.
Mentre penso che è finita il camion rallenta, poi si ferma. E' un distributore di benzina. Io sono ancora vivo perché un camion in un'autostrada tra Bari e non so dove ha fatto benzina. Mi libero e vado a chiedere la stazione ferroviaria più vicina, mi dicono che è molto lontana, così inizio a camminare. Arrivo in un paesino e salgo su un treno per Roma. Conoscevo bene il nome di questa città, ma non sapevo che qui nessuno sa che passiamo noi rifugiati prima di arrivare. E che passiamo qui, pure, una volta arrivati. Vi racconto una scena divertente in Questura: il mio amico si presenta, dice da dove viene, fa domanda di asilo, e il poliziotto gli dice “Tu non mi freghi, c'hai gli occhi a madorla, sei cinese!” e poi quando il mio amico gli dice che è nato nel 1387 (in Afganistan non abbiamo il vostro calendario, il nostro calendario si regola su Maometto) allora il poliziotto si imbufalisce e gli dice “Ma mi prendi per culo? Vai via e non tornare più!”.

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