lunedì 30 marzo 2009

INTERVISTA AD ALESSANDRA SCIURBA - MELTINGPOT

1) Puoi raccontarci cosa siete andati a fare a Patrasso? Cosa lega il porto di Venezia con Patrasso?

Siamo andati a Patrasso con una delegazione della rete di associazioni veneziane “Tuttiidirittiumanipertutti”, con la volontà di ricostruire le storie di quei migranti respinti dal porto di Venezia e rimandati indietro in Grecia. Nei porti dell’Adriatico, infatti, arrivano quotidianamente donne e uomini in fuga dal limbo della repubblica ellenica, dove i diritti dei migranti vengono quotidianamente violati. Si nascondono dentro i cassoni coibentati dei tir, con il rischio di morire soffocati, oppure nelle celle frigorifere, e arrivano semi assiderati. Fuggono, in cerca di protezione internazionale, e quando vengono trovati dalla polizia di frontiera italiana il più delle volte vengono costretti a firmare dei fogli che non capiscono perché non gli viene permesso di incontrare alcun interprete né un operatore giuridico, e vengono reimbarcati sulla stessa nave con la quale era arrivato il tir sul quale si erano nascosti. Chiusi in anguste cabine per decine di ore, al loro arrivo a Patrasso li attende la violenza della polizia greca, la detenzione in un container di pochi metri quadrati, e poi ancora il limbo, senza nessuna possibilità di fare valere la propria storia di violenze subite e di persecuzioni personali. Quasi tutti, infatti, sono profughi in fuga dalle zone di conflitto più disastrate del pianeta: Iraq, Afghanistan, persino Somalia, Eritrea o Sudan da quando la rotta a sud di Lampedusa è diventata sempre più militarizzata.
E quando arrivano ad Ancona, a Bari, o a Brindisi, è sostanzialmente la stessa prassi. Eppure questi respingimenti con affido al comandante della nave non sono rispettosi delle norme di legge nazionale e internazionale. Non si tratta di un’applicazione della Convenzione di Dublino, che assegna la responsabilità di accogliere le richieste di asilo al primo strato tra i paesi firmatari in cui il migrante in questione ha fatto ingresso, ma di una procedura amministrativa condotta in modo arbitrario e sommario facendo riferimento ad un accordo tra Grecia e Italia del 1999 che invece è giuridicamente subordinato ai testi di legge comunitari (come le direttive europee sull’asilo), oltre che alla Convenzione di Ginevra che per prima ha vietato il respingimento delle persone in paesi nei quali possano incorrere in trattamenti inumani o degradanti (Art. 33, divieto di refoulement). Di quel che accade in quei momenti, però, non resta alcun documento scritto. Da lungo tempo le associazioni veneziane cercano di far luce su questa realtà, ma ad un certo punto ci siamo resi conto che la cosa più importante che potessimo fare era compiere anche noi il percorso a ritroso: andare a Patrasso a raccogliere le testimonianze di chi era stato respinto.

2) C'è molta preoccupazione riguardo alla situazione dei richiedenti asilo in Grecia, anche da parte dell'UNHCR. Perchè?

La Grecia, nei fatti, non garantisce minimamente la possibilità di chiedere e ottenere asilo politico. Il tasso dei riconoscimenti è dello 0,4% e dal mese di settembre 2008 è stato persino sospeso l’accoglimento delle istanze. Inoltre le condizioni di detenzione nei centri per migranti sono pessime e le persone vengono costantemente soggette a violenze e soprusi da parte delle forze dell’ordine. La cosa più grave in assoluto, però, sono le pratiche di deportazione verso la Turchia attuate dalla Repubblica ellenica ai danni di persone, soprattutto curdi e afghani, che avrebbero invece diritto di ricevere una forma di protezione internazionale nel territorio dell’Ue. La Turchia, è bene ricordarlo, non ha mai firmato il protocollo di New York che ha abbattuto la riserva geografica che vincolava in origine la convenzione del ‘51. Ciò vuol dire che non contempla la possibilità di concedere l’asilo a profughi non europei. Afghani e curdi vengono dalla Turchia rimpatriati nei loro paesi con un’alta probabilità di incorrere nella tortura, nella la morte, e comunque nella violenza generalizzata. Si tratta di evidenti violazioni del principio di non refoulement, le cui responsabilità, nel momento in cui si rimandano i migranti verso la Grecia, ricadono anche sulla polizia italiana. è chiaro dunque che in questa situazione, peraltro ampiamente denunciata anche di recente da un bellissimo rapporto di Human Rights watch sui migranti in Grecia e in Turchia e da un rapporto della Commissione europea, l’Acnur abbia dovuto prendere posizione chiedendo nettamente ai paesi firmatari della Convenzione di Dublino di sospendere la stessa Convenzione nel caso in cui si tratti di rimandare indietro i richiedenti asilo verso la Grecia.

3) Come intendete agire ora per denunciare questa situazione?

Intanto continuando a denunciare e a fare controinformazione. I risultati di questo lavoro si stanno in parte già vedendo. Fino a qualche mese fa pochissimi sapevano di Patrasso, oggi ne parlano famose trasmissioni televisive e testate giornalistiche nazionali. Non è certamente solo frutto delle nostre battaglie, perché purtroppo, come sempre avviene, i riflettori si sono accesi soprattutto dopo la morte di giovanissimi ragazzi in fuga dai controlli della polizia portuale italiana. il caso più eclatante è stato quello di Zaher Rezai, morto il 10 dicembre dopo essere riuscito a partire da Patrasso e raggiungere Venezia, scivolando dal tir sotto il quale si era attaccato e venendo travolto dallo stesso mezzo. Il nostro contributo, in questa tragedia, è stato però quello di imporre una semplice domanda, al di là della commozione e della solidarietà che un po’ tutti hanno dimostrato: perché un ragazzino di 13 anni proveniente dall’Afghanistan si nasconde e muore pur di non incontrare la polizia di frontiera del porto di Venezia? Perché teme di venire respinto, evidentemente, come è successo ad altri nella sua esatta condizione. Eppure dovrebbe essere la figura più tutelata dell’intero ordinamento giuridico. Minorenne e profugo Zaher è morto con le sue poesie in tasca. Una mi torna sempre in mente, e diceva: “giardiniere, apri la porta del giardino, io non sono un ladro di fiori”.
Ci sono inoltre una serie di rimedi giuridici che stiamo costruendo e che a breve vedranno la luce, perché i margini di azione legale sono vastissimi. La Grecia e l’Italia violano decine di norme comunitarie e internazionali, e persino la loro stessa legislazione interna. È vero che con il pretesto della sicurezza e dell’ordine pubblico si stanno demolendo pezzo per pezzo i diritti fondamentali fino ad ora ritenuti almeno formalmente inviolabili. Ma rimane una strada da tentare. Ovviamente, senza prese di coscienza come quella che ha caratterizzato gli abitanti di Lampedusa, senza i movimenti e le lotte quotidiane, i ricorsi e i rimedi giuridici in generale non riescono mai ad arrivare troppo lontano.

4) Quali sono i percorsi dei migranti che avete incontrato a Patrasso per arrivare in Italia?

La rotta dell’Egeo sta assumendo dimensioni sempre più importanti nel panorama dei percorsi migratori, e ad attraversarla e a determinarla sono quasi sempre profughi in cerca di protezione, evidente ‘effetto collaterale’ delle guerre condotte in medio Oriente nelle quali anche l’Europa ha pesantissime responsabilità. Gli afghani, ad esempio, si trovano a fuggire in Iran e poi in Turchia, da dove passano anche i profughi iracheni. Segue il difficile attraversamento della lingua di Mare che separa Smirne dalle isole greche e nella quale le polizie di entrambi i paesi si rimpallano le piccole barche non di rado distruggendo il motore o bucando i gommoni. Quando si riesce ad attraversarla si finisce poi, direttamente, nella costellazione dei centri di detenzione delle isole, dove si rimane per 90 giorni in condizioni di massima precarietà e sottoposti a violenze quotidiane. In questi centri vengono internati indistintamente minori e adulti. Di possibilità di richiedere asilo, ovviamente, neppure a parlarne. Dopo questo internamento si possono seguire due strade. La prima è imposta dal governo quando decide di provare a deportare a ritroso rispedendo verso la Turchia. I migranti vengono allora trasferiti nella zona di Evros e nuovamente detenuti in attesa che il governo turco dia il via libera. Quando, la maggior parte delle volte, l’autorizzazione non arriva, le persone vengono a un certo punto liberate e abbandonate al confine. La seconda strada è invece un misto di scelte soggettive e di controllo imposto: i migranti raggiungono Atene e da lì direttamente Patrasso, consapevoli che in Grecia, per loro, non c’è alcun futuro.

5) Ultima domanda: pensi che il campo profughi di Patrasso e la trasformazione del centro di Lampedusa in un CIE siano figli di una stessa logica? Qual'è la differenza tra chi è fermo a
Patrasso e chi a Lampedusa, oggi?

Credo che esista una logica europea di gestione della mobilità migrante che necessita di centri di detenzione come quello di Lampedusa (che, è bene ricordarlo, è stato solo per pochi anni un centro di smistamento ed ha un lungo passato alle spalle in cui era un Cpt) e di zone di concentramento informale come quella di Patrasso. Beninteso, non si tratta di un processo coerente e privo di contraddizioni, ma di un sistema continuamente in divenire che ad esempio, in questa congiuntura di crisi globale, sta ancora sperimentando nuove forme di controllo e ridefinendo i propri obiettivi.
Sarebbe un errore, però, considerare i migranti semplicemente come vittime di tutto questo. Il loro ruolo attivo, le scelte soggettive, le aspirazioni e i desideri, costringono gli stessi dispositivi di controllo a delocalizzarsi inseguendoli, a riorientarsi di continuo. Dove si militarizza una rotta, ad esempio, se ne apre immediatamente un’altra. Lampedusa e Patrasso sono luoghi in cui diventano più visibili ed evidenti queste opposte tensioni che si affrontano.

2 commenti:

  1. Ciao, ho appena scoperto il vostro blog e letto i post. io sto scrivendo la mia tesi di laurea sul Regolamento Dublino e la Grecia, e vorrei chiedervi se posso citare alcune parti dei post, ovviamente indicando la fonte. Ho già incontrato altrove Alessandra Sciurba, e mi ha molto colpito per l'impegno e la passione che mette in quello che fa.

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  2. Ciao lavraibonheur, certo che puoi citare!
    Giovedi ci sarà un incontro alla fondazione Basso su Grecia e Dublino con Alessandra Sciurba. ti lasciamo il link:

    http://www.osservatorioantigone.it/upload/images/996locandina14maggio2.pdf

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